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Civitavecchia

CIVITAVECCHIA

Quasi completamente distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Civitavecchia è oggi una fiorente cittadina moderna di oltre 50.000 abitanti, con uno dei porti più importanti d’Italia, tra i principali nei collegamenti con la Sardegna, dominato dall’imponente fortezza cui lavorò anche Michelangelo. Tra le tradizioni più sentite dagli abitanti di Civitavecchia, vi sono i festeggiamenti del natale della città, il 15 agosto, quando per ricordare la lotta contro i Saraceni e la rifondazione di Civitavecchia sui resti della romana Centumcellae, si allestisce in piazza una gigantesca padella che prepara frittura di pesce per tutta la cittadinanza e i turisti presenti.

DA VEDERE

Forte Michelangelo. Sorta sui resti di un’antica villa romana, l’imponente fortezza fu costruita a partire dal 1508 per volere di papa Giulio II, su progetto del Bramante, proseguita da Antonio da Sangallo il Giovane e conclusa da Michelangelo, che nel 1535 realizzò il mastio, sotto il pontificato di Paolo III Farnese. Assalita invano dalla flotta spagnola nel 1527 e da quella turca del pirata Barbarossa nel 1544, seguì le vicende della città subendo gravissimi danni, a causa della contiguità con il porto, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Successivamente recuperata e infine restaurata in occasione del Giubileo del 2000, ospita oggi la caserma della Capitaneria di Porto, mentre il mastio, ceduto nel 1996 al Comune di Civitavecchia, è aperto al pubblico.

Museo Archeologico Nazionale. Il Museo è collocato nella palazzina dell’antica dogana pontificia, realizzata nel 1764 per volere di papa Clemente XIII. Vi sono collocati i reperti recuperati dalle rovine del vecchio museo civico, distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, oltre ai materiali raccolti durante i lavori di ristrutturazione del porto. Accoglie anche numerosi reperti, sia di epoca protostorica che etrusca e romana, provenienti da vari siti del territorio, dai monti della Tolfa alla fascia costiera.

Terme Taurine. Appena fuori l’abitato moderno di Civitavecchia, si trova uno dei complessi monumentali più imponenti e interessanti nel territorio laziale a nord di Roma: si tratta dei resti delle cosiddette “Terme Taurine”, ritenute da molti studiosi una grande villa di proprietà imperiale realizzata in prossimità di alcune importanti sorgenti termali, su un preesistente impianto di età tardo-repubblicana o augustea, dimora in cui risiedette Traiano per seguire i lavori di realizzazione del porto di Centumcellae e dove dimorarono anche gli imperatori Marco Aurelio e suo figlio Commodo. Secondo altri si tratterebbe invece effettivamente di un grandioso impianto termale, sorto in età repubblicana e notevolmente ampliato in età adrianea, sicuramente frequentato ancora nel V sec.d.C., come testimonia lo scrittore latino Rutilio Namaziano, che nel suo poema De Reditu suo” racconta di come secondo una leggenda le sorgenti termali sarebbero scaturite dal terreno dove un toro aveva raspato con una zampa prima di un combattimento.

STORIA

Nata in epoca romana intorno al porto fondato dall’imperatore Traiano nel 106 d.C., Centumcellae si sviluppò notevolmente per tutta l’epoca imperiale, anche per il fatto che i più antichi porti di Roma presso la foce del Tevere per la loro posizione tendevano a insabbiarsi. Sede di una comunità cristiana probabilmente già nel III secolo, risulta sede di una diocesi almeno dal 314, quando il suo vescovo Epitetto I partecipò al concilio di Arles. Il poeta latino Rutilio Namaziano la ricorda nel suo poema De Reditu Suo, del 416 d.C., descrivendo la vitalità del porto e citando la presenza delle Terme di Traiano, a breve distanza. Occupata dai Goti, fra il 537 e il 538 fu poi conquistata dai Bizantini, che ne fecero un importante caposaldo a tutela dei loro interessi in questa parte della penisola italiana. Passata sotto il governo pontificio nel 728, resistette al tentativo di occupazione dei Longobardi nel 749, ma, dopo oltre un decennio di assalti e saccheggi, nell’828 fu infine conquistata e distrutta dai Saraceni, che usarono il suo porto come base per le loro incursioni contro Roma e gli insediamenti della costa tirrenica. I profughi della città fondarono allora a breve distanza un nuovo insediamento, Leopoli, così denominato in onore di papa Leone IV che li aiutò nell’impresa, anche se fu meglio noto come Cencelle, corruzione dell’antico nome della loro città d’origine. Dopo la definitiva sconfitta dei Saraceni e la loro cacciata dal litorale tirrenico, buona parte degli antichi profughi decisero di ritornare nella loro vecchia città, rifondandola con il nome di Civitas Vetus (889). Secondo una leggenda popolare, a questo episodio farebbe riferimento lo stemma del comune, dove compaiono una quercia e le lettere O e C: infatti sotto un grande albero di questa specie si sarebbe radunata la popolazione di Cencelle per decidere se tornare alla loro vecchia sede; quando ormai la maggioranza era propensa per il no, un vecchio marinaio avrebbe loro fatto cambiare idea, facendo valere, con buone argomentazioni, la sua opinione, che fu ritenuta un “Ottimo Consiglio”. In realtà è stato dimostrato che questa origine dello stemma e la leggenda relativa sono del tutto inattendibili: le lettere OC in realtà si riferiscono all’Ordo Centumcellensis, che ricorda l’origine romana della città. I documenti riportano il nuovo nome della città, Civita Vetula o Civita Veccia, a partire dal 1072, ricordandola come una rocca nata sui resti dell’antico porto romano. Durante il Medioevo fu infeudata al conte Ranieri di Civita Castellana, all’Abbazia di Farfa e infine alla potente famiglia dei Prefetti di Vico. Dopo la loro caduta in disgrazia, per essersi vanamente opposta al potere dello Stato della Chiesa, la città fu incorporata nei possedimenti pontifici nel 1431, a conclusione di un lungo assedio per mare e per terra che tuttavia la videro resistere finché Giacomo, ultimo dei Prefetti di Vico, ormai presago della definitiva sconfitta, la cedette in cambio di un’ingente somma di denaro. Del 1451 è la stesura degli statuti comunali; negli anni successivi poi il papato profuse notevole impegno nel migliorare e fortificare il porto della città, alla cui fortezza lavorarono i principali architetti del Rinascimento (Bramante, Antonio da Sangallo, Michelangelo). Tra il 1522 e il 1530 fu brevemente la sede dei Cavalieri di Rodi, cacciati dall’isola dell’Egeo, prima che l’imperatore Carlo V concedesse loro di stabilirsi nell’isola di Malta. Nel ‘600 la città crebbe progressivamente d’importanza, diventando il porto principale di Roma, luogo nevralgico per i rifornimenti della Città Eterna, triplicando la sua popolazione e ottenendo nel 1693 lo statuto di città. Nel 1798 fu brevemente occupata dai Francesi, tornando nel 1815, dopo la Restaurazione, sotto il controllo dei papi. Nel 1825 papa Leone XII restaurò la diocesi di Civitavecchia, da secoli abolita e confluita in quella di Tuscania, probabilmente ai tempi della distruzione saracena, unendola poi a quella di Porto e Santa Rufina. Tra il 1831 e il 1842 vi risiedette lo scrittore Stendhal, quale console di Francia, che qui scrisse molte opere, tra cui la celeberrima Certosa di Parma. Nel 1854 fu nuovamente ridefinita la sua diocesi, separandola da quella di Porto e unendola a quella di Corneto (dal 1872 Tarquinia). Nel periodo risorgimentale fu caposaldo dei contingenti francesi di Napoleone III, impegnati nella difesa dello Stato Pontificio dalle mire piemontesi e dai tentativi di occupazione dei contingenti garibaldini. Nel 1859 fu realizzata la linea ferroviaria che univa la città a Roma. Il 16 settembre 1870 entrò finalmente a far parte del Regno d’Italia, aprendo le porte all’esercito sabaudo guidato da Nino Bixio, in marcia per occupare la città di Roma. Quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale (tra gli altri, andò completamente distrutto l’arsenale progettato dal Bernini), è oggi uno dei principali porti italiani, punto nodale delle vie commerciali e del traffico passeggeri a livello europeo e mondiale.

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