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Caprarola

CAPRAROLA

Di fatto il paese di Caprarola è tutt’uno con l’imponente palazzo Farnese che lo sovrasta e lo domina, facendogli da suggestivo viale di accesso. In esso hanno messo mano i principali architetti ed artisti del manierismo, chiamati dalla potente famiglia romana dei Farnese a creare con la loro arte un monumento alla loro ricchezza e alla bellezza dell’arte del ‘500: Antonio da Sangallo il Giovane, il Vignola, i fratelli Zuccari, il Bertoja e tanti altri. Oltre alle bellezze artistiche, il paese si trova al centro di un’area di rilevante interesse naturalistico, a breve distanza dalla riserva naturale del lago di Vico. La grande estensione di boschi che la circonda, quella che in epoca romana era l’impenetrabile Selva Cimina, non poteva che rendere Caprarola la capitale della nocciola e della castagna, che vengono celebrate nella tradizionale Sagra della Nocciola a fine agosto, e nella Festa della Castagna a ottobre, che da qualche anno si combina con Cioccotuscia: Festival dei Dolci Sapori e dei Frutti a Guscio della Tuscia.

DA VEDERE

Palazzo Farnese. E’ uno dei più splendidi esempi di dimora signorile cinquecentesca nella Tuscia. Realizzato dall’architetto Jacopo Barozzi detto il Vignola, a partire da una struttura fortificata incompiuta progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, fu la dimora prediletta del cardinale Alessandro Farnese (1520-1589), nipote di papa Paolo III, che chiamò a realizzare la decorazione degli interni tra i più importanti artisti del suo tempo: i pittori Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, Giovanni De Vecchi, Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta. Tra gli ambienti più interessanti e suggestivi, la Scala Regia, scala elicoidale che raccorda i diversi piani del palazzo che, secondo una certa tradizione, il cardinale Alessandro Farnese percorreva a cavallo per raggiungere i suoi appartamenti, troppo pigro per farlo a piedi; la Stanza dei Fasti Farnesiani dove sono affrescate le principali vicende storiche che videro i Farnese protagonisti; la Stanza del Mappamondo che vede sul soffitto la rappresentazione delle costellazioni dello zodiaco, sulla parete di fondo tutto il globo nel suo insieme con i quattro continenti (l’Australia ancora non era stata scoperta), sulle pareti laterali le Americhe, l’Europa, l’Asia, l’Africa e sulla parete d’ingresso l’Italia e la Terrasanta.

STORIA

Caprarola si trova all’interno di quella che i Romani chiamavano Selva Cimina, luogo oscuro e impenetrabile per antonomasia, tanto che gli Etruschi la consideravano pressoché impenetrabile e una valida difesa dall’avanzata delle legioni romane, che riuscirono a superarla nel 310 a.C.; forse proprio a questa sua inaccessibilità è legata la scarsezza di presenze di epoca etrusco-romana.

Durante i Medioevo fu conteso tra diverse famiglie feudali della Tuscia: nel 1275 cadde brevemente nelle mani degli Orsini, per poi passare sotto il controllo dei Prefetti di Vico. A partire dal 1370 fu contesa tra questi e i conti di Anguillara, finché, dopo la guerra che si concluse con la cattura e la decapitazione di Giacomo, ultimo Prefetto di Vico, reo di essersi ribellato a papa Eugenio IV, nel 1435 ne assunse il controllo diretto la Santa Sede. Negli stessi anni la popolazione di Caprarola aumentò notevolmente per l’apporto dei profughi del distrutto castello di Vico, residenza principale degli sconfitti Prefetti. Nel 1440 fu acquistato dal conte Everso dell’Anguillara, ma i figli di Giacomo dei Prefetti di Vico nel 1456 tentarono di rientrare in possesso dei vecchi domini di famiglia. Il papa Callisto III nel tentativo di spegnere sul nascere la rinascita del conflitto tra le due famiglie, l’anno successivo dichiarò Caprarola possedimento della Prefettura di Roma, come era sempre stata, e di conseguenza la concesse in vicariato a suo nipote Pietro Ludovico Borgia, che allora ricopriva tale carica. Sicuranza di Giacomo però prevenne tale mossa e prima che l’editto del papa venisse eseguito, riuscì a cacciare Everso dalla città e ad assumerne il controllo, mantenendolo fino al 1464, quando Francesco e Deifobo, figli di Everso dell’Anguillara, riuscirono a riconquistarla. Il castello tuttavia rimase ben poco in possesso di tale famiglia; infatti a causa del loro atteggiamento ostile nei confronti del papato, nel 1465, Paolo II confiscò tutte le loro proprietà, riportando nuovamente Caprarola sotto il controllo della Santa Sede. Negli anni successivi su Caprarola si esercitò ampiamente la politica nepotistica dei diversi papi che si susseguirono sul soglio di Pietro: Sisto IV (Francesco della Rovere), vi inviò come Vicario Apostolico il nipote Francesco della Rovere, Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cybo) nel 1484 concesse il castello al figlio di Ferdinando V d’Aragona, che tuttavia morì solo un anno più tardi; infine Giulio II (Giuliano della Rovere) nel 1503 lo concesse in vicaria perpetua al nipote Francesco Maria Riario della Rovere, figlio della sorella Maria.

Ma furono i Farnese a dare una decisa impronta al paese: il cardinale Alessandro Farnese nel 1504 era riuscito ad ottenere da Francesco Maria Riario la rinuncia al vicariato di Caprarola e nel 1521 convinse papa Leone X a concederla in feudo ai figli Pier Luigi e Ranuccio, unendola  così ad altre terre vicine (Vico e Casamala) già in loro possesso. Negli stessi anni diede incarico ad Antonio da Sangallo di costruire una nuova residenza fortificata nel paese. I lavori rallentarono nel 1534, quando il cardinale fu eletto pontefice prendendo il nome di Paolo III e l’interesse dell’uomo di chiesa fu concentrato su altri obbiettivi, e cessarono del tutto nel 1546 alla morte del Sangallo. Già l’anno successivo un altro cardinale Alessandro Farnese, figlio di Pierluigi, che nel frattempo aveva preso residenza a Caprarola, diede incarico a Jacopo Barozzi detto il Vignola di trasformare la fortezza, ancora non completata, in palazzo, anche se i lavori cominciarono effettivamente solo nel 1559, dopo che il progetto era stato a lungo discusso con il committente nei tre anni precedenti. Il progetto tuttavia, non riguardò solamente la splendida residenza, ma tutto il paese, la cui urbanistica fu completamente rivoluzionata, creando una lunga via rettilinea, intervallata da cinque piazze equidistanti le une dalle altre, vero e proprio viale monumentale di accesso alla residenza. Per realizzarlo furono abbattute fortificazioni, chiese e palazzi privati, mentre altri ne sorsero lungo di esso, spesso progettati dallo stesso Vignola, per accogliere le famiglie più importanti della corte farnesiana. Nel 1575 il palazzo è completato, con tutto il suo apparato decorativo e per celebrare l’evento il cardinale Alessandro Farnese fece coniare una medaglia commemorativa; continuarono i lavori per la realizzazione dei Giardini e della cosiddetta “Casina del Piacere” che finirono intorno al 1586. Tre anni dopo (1589) il cardinale moriva. Quando nel 1649 Ranuccio II Farnese cedette alla Camera Apostolica il Ducato di Castro e Ronciglione, al termine di una lunga contesa che si era conclusa con la distruzione di Castro, capitale del Ducato, anche Caprarola passò in proprietà allo Stato della Chiesa, anche se i Farnese si riservarono l’uso e il godimento del palazzo. Con la caduta di Roma nel 1870, fu infine annessa al Regno d’Italia, seguendone le vicende.