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Sorano

SORANO

Arroccato su uno sperone di tufo abbracciato da un’ansa del fiume Lente, dominato dall’imponente mole della Rocca Orsini, Sorano è uno dei più suggestivi Borghi Più Belli d’Italia. Più defilato, rispetto ai principali circuiti turistici, della vicina Pitigliano, ne possiede tuttavia lo stesso fascino antico, particolarmente intenso in quella parte del borgo, evacuata dall’inizio del ‘900 per un movimento franoso poi arrestatosi, rimasta a lungo abbandonata, che comincia ad essere rioccupata solo in epoca recente, mantenendone l’aspetto fuori dal tempo. Sorano è anche famosa per i formaggi e i salumi prodotti dagli stabilimenti locali, celebrati durante il mese di agosto nella Sagra del Prosciutto e del Formaggio Soranese.

DA VEDERE

Rocca Orsini con Museo del Medioevo e del Rinascimento. Il nucleo più antico della Rocca di Sorano fu realizzato nel ‘300. Ampliata e adattata alle nuove tecniche belliche nel ‘500, era considerata imprendibile, di sicuro la più importante fortezza della contea di Pitigliano. Oggi ospita il museo del Medioevo e del Rinascimento, che accoglie materiali provenienti dal territorio e dallo scavo dei cosiddetti “butti” medievali. Nel museo, posto nella parte più antica della fortezza, è compreso anche un ambiente decorato da affreschi con scene mitologiche e una partitura musicale, posto nella torre ottagonale che probabilmente costituiva la stanza privata del conte Niccolò IV Orsini. Sono visitabili anche, facendo riferimento alla biglietteria del museo, i camminamenti sotterranei che univano i due bastioni cinquecenteschi della fortezza, denominati di San Pietro e di San Marco.

Porta dei Merli. Era posta sulla via che dal paese scendeva nella valle del fiume Lente, da cui fino ancora ad epoca relativamente recente, il paese attingeva l’acqua per i suoi fabbisogni idrici. Sono ancora conservate le feritoie verticali dove erano alloggiate le catene del ponte levatoio, oggi non più esistente. Sul lato esterno è appeso uno stemma con un’iscrizione che ricorda il granduca Cosimo II de’Medici.

Masso Leopoldino. Quello che oggi appare come uno sperone di tufo accuratamente levigato nel mezzo del paese, era un tempo il luogo della più antica fortezza che proteggeva Sorano. Nel 1801 una imponente frana, forse causata anche dai numerosi ambienti scavati al suo interno, fece rovinare una parte della rupe sulle case sottostanti, con danni tanto gravi da far ipotizzare l’evacuazione completa del centro storico. Nel 1820 fu il governo dei Lorena a metterne in sicurezza l’area, modellando i fianchi della rupe fino a fargli assumere una inclinazione sicura. Alla sua sommità nel 1824 fu posta una torretta per accogliere il nuovo orologio pubblico, essendo ormai vetusto e non più funzionante quello posto nel campanile della chiesa di San Nicola.

Insediamento Rupestre di San Rocco. Un percorso suggestivo che, fuoriuscendo dalla Porta dei Merli conduce alle rive del Lente e risale sul versante opposto con una suggestiva via cava, porta all’insediamento rupestre di San Rocco, posto su una terrazza naturale che si affaccia con uno splendido panorama su Sorano e sulla profonda vallata che lo circonda. E’ costituito da una serie di ambienti scavati nel tufo, forse riprendendo più antiche tombe a camera di epoca etrusca, utilizzati come abitazioni in epoca medioevale.

STORIA

Per molti versi la storia di Sorano è analoga a quella degli altri centri circostanti, come Pitigliano, Sovana o Saturnia. Ebbe una prima fase di occupazione durante l’età del bronzo finale (XI-X secolo a.C.), come dimostrato da numerosi materiali ceramici raccolti sui fianchi della rupe durante lavori di consolidamento. Più incerta la sua occupazione in epoca etrusca e romana, anche se piccoli gruppi di sepolture sono state individuati negli immediati dintorni del paese. Allo stesso modo incerte sono le sue origini in epoca medioevale: lo storico senese Orlando Malavolti, vissuto nel ‘500, sosteneva che un certo Gabinio da Sorano nel 585 avrebbe portato aiuto alla città di Saturnia, che il re Longobardo Autari aveva occupato e distrutto; tuttavia non vi sono documenti che confermino questa notizia, né altri che attestino l’esistenza di questo centro in un’età così antica.

Sicuramente fece parte della Terra Guiniccesca e con essa nel 1168 fu sottoposta dal suo ultimo signore, Ranieri di Bartolomeo, al comune di Orvieto; nel 1210 fu invece infeudata dall’imperatore Ottone IV al conte Ildebrandino VIII Aldobrandeschi. Pochi anni dopo dovette diventare libero comune, come dimostrerebbe l’attestazione nel 1222 dell’esistenza di consoli di Sorano.

Nel 1274, con la divisione della contea aldobrandesca tra i due cugini Ildebrandino di Bonifazio e Ildebrandino di Guglielmo, Sorano entrò a far parte della contea di Sovana che poi, per via matrimoniale, con l’estinzione della famiglia Aldobrandeschi, passò agli Orsini, grazie al matrimonio di Anastasia Monfort, figlia di Margherita Aldobrandeschi, con Romano di Gentile Orsini. Negli anni seguenti poi, la maggioranza dei castelli della contea cadde nelle mani della Repubblica di Siena, fino a ridursi ai soli centri di Pitigliano e Sorano. Siena nel 1454 tentò comunque di occupare anche l’ultimo lembo del dominio ursineo, ponendo d’assedio Sorano, che era la fortezza più importante della contea. Gli Orsini riuscirono a respingere l’esercito nemico, che tuttavia non si arrese, ritornando all’attacco con forze maggiori e sottoponendo la città al bombardamento delle artiglierie. L’assedio si protrasse a lungo, con i senesi che, invano, tentarono di far crollare le fortificazioni dentro i fossati e i soranesi che, con sortite notturne, riuscirono a rendere inoffensivi la maggioranza dei cannoni. Il conte Aldobrandino Orsini inoltre, con un’azione diplomatica, convinse gli alleati di Siena a ritirarsi dalla guerra, riuscendo a conseguire una tregua nei combattimenti, che però ripresero dopo non molto con l’intervento delle truppe veneziane. A questo punto il papa Niccolò V, che mal vedeva una guerra lungo i confini del suo stato, riuscì a imporre una tregua, che tuttavia venne immediatamente rotta dai senesi al momento della morte del pontefice. Il conte Aldobrandino riuscì a opporsi validamente al più forte vicino, ottenendo diverse vittorie e arrivando anche a catturare il capitano delle truppe nemiche. Eletto un nuovo papa, Callisto III, si arrivò finalmente alla pace nel maggio 1455, grazie alla mediazione congiunta del pontefice e della Repubblica di Venezia, grazie a cui Aldobrandino riuscì ad annettere alla contea il centro di Vitozza.

Tra il 1542 e il 1545 l’architetto Anton Maria Lari assunse l’incarico di costruire una nuova fortezza a Sorano, ampliando una delle rocche esistenti. Negli anni seguenti Sorano fu coinvolta nei turbolenti avvenimenti che videro la popolazione pitiglianese rivoltarsi contro il conte Giovan Francesco Orsini e che culminarono con la presa del potere da parte del figlio Niccolò IV che cacciò dalla contea il suo stesso padre. Cosimo de Medici, reduce dalla conquista della Repubblica di Siena, ne approfittò per mettere il naso negli affari interni del piccolo stato: si schierò dalla parte del vecchio Giovan Francesco, favorendone il rientro a Pitigliano nel 1562 e costrinse Niccolò ad asserragliarsi in Sorano, dividendo così in due, di fatto, la contea. Alla morte di Giovan Francesco, Pitigliano passò a un altro figlio, Orso, avuto da una donna soranese; Niccolò contestò questa successione appellandosi al giudizio imperiale, che nel 1571 gli diede ragione. Tuttavia l’ingerenza di Firenze non era venuta meno: nel 1580, di fronte all’ennesima disputa familiare, questa volta tra Niccolò IV e suo figlio Alessandro, la città medicea si propose di nuovo come mediatrice, riuscendo a farsi cedere la fortezza di Sorano e a porvi un presidio militare, con la scusa il conte non era in grado di mantenerla a causa dei suoi problemi economici. Quando il conte Alessandro morì, i suoi figli si ritrovarono talmente coperti di debiti da essere costretti a vendere tutto il feudo a Ferdinando I de’Medici.

Con l’estinzione della famiglia Medici, nel 1737, Sorano con tutto il Granducato di Toscana passò sotto il dominio dei Lorena; due anni dopo la Fortezza di Sorano viene smantellata, e vi si stabilì un gruppo di coloni lorenesi, costituito da una ventina di famiglie. In realtà questi sarebbero dovuti andare a ripopolare Sovana, ma, dopo aver visto le condizioni della città, si erano rifiutati di stabilirvisi; la piccola colonia tuttavia già nel 1780 risultava pressoché estinta.

Nel 1783 con la riforma amministrativa del Granducato di Toscana, operata dai Lorena per ammodernare il loro stato e favorirne lo sviluppo, alla comunità di Sorano vennero aggregate quelle di Sovana, Castell’Ottieri, S. Giovanni e Montevitozzo, prefigurando già così quello che sarà il moderno comune di Sorano.

Il 13 febbraio del 1801 lo sperone di tufo su cui sorgeva la “Rocca vecchia” crollò sulle case sottostanti, con numerose vittime e molti danni materiali, tanto che fu fatta la proposta di abbandonare il centro storico e realizzare altrove un nuovo quartiere. Di fronte all’opposizione della popolazione soranese, tuttavia, fu poi messo a punto un progetto alternativo, che prevedeva di mettere in sicurezza lo sperone tufaceo, ribassandolo e modellandone le pareti fino a dar loro un’inclinazione tale da non costituire più un pericolo. Il progetto, rimandato a lungo per il notevole costo, poté essere realizzato solo nel 1820, quando, tornati al potere i Lorena dopo la parentesi della dominazione francese, si avviarono finalmente i lavori che portarono alla creazione di quello che oggi è chiamato il Masso Leopoldino.

Quella di Sorano fu una tra le prime comunità della Maremma, nel 1859, ad aderire al Governo Provvisorio della Toscana, e l’anno successivo, con l’esito del plebiscito, fu annessa al Regno d’Italia con il resto dello stato toscano. Sempre nel 1860 vi si rifugiarono i volontari garibaldini della Colonna Zambianchi, che, separatisi a Talamone da Garibaldi, avevano cercato di creare un diversivo rispetto alle operazioni del generale nizzardo, tentando di sollevare le popolazioni dello stato pontificio. In realtà l’impresa non ebbe successo e dopo essersi scontrati con l’esercito pontificio nella vicina Grotte di Castro, i patrioti furono costretti a ritirarsi nuovamente entro i confini dello stato unitario.

Rilevante fu il contributo che Sorano diede alla prima guerra mondiale: oltre 100 furono i caduti e altrettanti i dispersi, 20 i prigionieri di cui si persero le tracce.

Ugualmente importante fu l’impatto della Seconda Guerra Mondiale: una battaglia tra aerei tedeschi ed alleati si svolse nel 1943 nello spazio aereo del paese: alcuni vennero abbattuti e precipitarono nelle sue vicinanze; l’anno successivo il passaggio del fronte lasciò anche numerosi i caduti tra i civili. Il 14 giugno 1944, infine, poche ore prima che in esso giungessero gli Alleati, il paese fu liberato dalle truppe partigiane.

Oggi l’abitato di Sorano ha circa 800 abitanti, ma è capoluogo di un comune con numerose frazioni, raggiungendo complessivamente circa 3500 unità.