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Tivoli

TIVOLI

Più antica della stessa Roma, Tivoli vanta ben due siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità: Villa Adriana e Villa d’Este, massimi esempi di dimora signorile rispettivamente dell’età imperiale romana e del ‘500. Non meno suggestivo il parco di Villa Gregoriana che si struttura intorno alle cascate dell’Aniene, luogo immortalato da numerosi artisti di età romantica per la sua innegabile suggestione. A una visita nel 1845di papa Gregorio XVI, che volle la realizzazione di tale villa, è legata l’istituzione nel mese di settembre della Sagra del Pizzutello, particolare tipo di uva, detto anche “uva corna”, che pare ornasse con frutti e pampini le strade percorse dal papa in tale occasione; il papa l’assaggiò, da un grosso cesto messo a sua disposizione, e dopo averla gustata invitò i presenti a mangiarla con lui: questa è considerata la prima edizione della sagra, che divenne un appuntamento fisso annuale a partire poi dagli anni ’30 del ‘900. In epoca moderna la sagra per alcune edizioni si è arricchita di un particolare palio, in cui i rappresentanti dei diversi rioni della città dovevano trasportare, a coppie, un cesto carico di 50 kg di pizzutello, uva preziosissima e dalle straordinarie qualità, se è vero, come vuole la tradizione, che il consumo della varietà nera rende più belli gli occhi delle donne.

DA VEDERE

Villa Adriana. Si tratta sicuramente della villa più grandiosa che ci sia giunta dall’antichità. Fu voluta dall’imperatore Adriano (76-138), che amava trascorrervi il periodo estivo durante i suoi soggiorni a Roma e che vi si trasferì permanentemente pochi anni prima della morte. L’imperatore stesso era intervenuto nella sua progettazione, volendovi riprodurre i luoghi più belli e suggestivi che aveva visitato nei suoi numerosi viaggi nelle diverse provincie dell’impero. Venne edificata al di sopra di una villa più antica, di età repubblicana, adattandosi poi all’articolata morfologia del luogo. Tra i luoghi più suggestivi vi è il cosiddetto Teatro Marittimo: un portico anulare collegato, tramite due ponti a un isolotto circolare su cui è una piccola residenza, con peristilio, triclinio e terme, oltre ad altre stanze di incerta funzione, che doveva essere l’angolo privato dell’imperatore, dove si ritirava a riposare. Suggestivo anche il Canopo, che ripropone l’omonimo canale che, in Egitto conduceva da Alessandria alla città di Canopo, sede di un famoso tempio di Serapide: si tratta di una grande lunga vasca circondata da un colonnato con portico, animata da numerosi giochi d’acqua e da riproduzioni di numerose celebri sculture dell’antichità. Dal 1999 fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.

Villa d’Este. Quando il cardinale Ippolito d’Este, figlio del Duca Alfonso I e di Lucrezia Borgia,  venne nominato governatore di Tivoli, nel 1550, decise di trasformare la sede del governatorato, l’umile Convento di Santa Maria Maggiore, in una lussuosa villa con giardini, affidandone la progettazione all’architetto ed erudito Pirro Lagorio. A questo scopo fu espropriato un ampio settore della contrada di Santa Croce, abbattendo tutte le costruzioni in essa comprese; i lavori si protrassero per parecchi anni, ma nel 1565 in buona parte dovevano essere già compiuti, dal momento che cominciò la decorazione degli interni. Imponenti lavori di sbancamento e terrazzamento furono necessari per la sistemazione dei giardini, arricchiti da numerose fontane e sculture antiche, oggi queste in buona parte disperse fra numerosi musei del mondo. La villa suscitò subito grande ammirazione e fu decantata per le sue numerose meraviglie: nel giardino sono presenti oltre 100 fontane, alimentate dalla cisterna della piazza e dalle acque dell’Aniene appositamente convogliate, con numerosi elementi decorativi che si rifanno alle vicende dei due eroi Ercole e Ippolito, il primo protettore di Tivoli e titolare del suo più importante tempio, il secondo omonimo del cardinale; la musica di organi inseriti in alcune fontane e azionati anch’essi dall’acqua, rendeva il luogo ancora più fiabesco. La villa fu inaugurata con la visita di papa Gregorio XIII nel settembre del 1572; il cardinale Ippolito d’Este morì solo due mesi più tardi, prima che la villa fosse in realtà del tutto completata. I lavori proseguirono, secondo il progetto originario, da altri cardinali della stessa famiglia: Luigi (fino al 1586), Alessandro, governatore di Tivoli dal 1605 al 1624, e Rinaldo d’Este, che commissionò due realizzazioni a Gian Lorenzo Bernini: la Fontana del Bicchierone e la Cascata Rustica tra la Fontana dell’Organo e la Piazza delle Peschiere. Nel ‘700, passata in proprietà agli Asburgo, la villa cadde in abbandono e subì un consistente degrado, cui pose parzialmente rimedio il cardinale Alfonso di Hohenole, che ne fu affittuario tra il 1850 e il 1896; in tale periodo fu ospite della villa il musicista Franz Liszt, che lo ispirò per alcune composizioni.

Nel 1917 fu infine confiscata dallo Stato Italiano quale bene di proprietà di una nazione nemica, restaurata ed aperta al pubblico. Danneggiata dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, è stata nuovamente restaurata e restituita alla pubblica fruizione. Dal 2001 fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco.

Parco Villa Gregoriana. Nel 1832 per porre rimedio ai pericoli legati alle esondazioni dell’Aniene che nel 1826 avevano provocato gravissimi danni, papa Gregorio XVI diede disposizione di porre mano a un’imponente opera di ingegneria idraulica, convogliando le acque del fiume in un traforo artificiale; nacque così un’imponente cascata, alta 120 m, seconda in Italia dopo quella delle Marmore. Intorno ad essa il pontefice creò un suggestivo parco, che includeva anche notevoli resti di età romana, quali quelli della villa di Manlio Vopisco, il tempio detto “della Sibilla” e quello di Vesta, parco che fu a lungo meta di artisti e uomini di cultura che ne lasciarono descrizioni estasiate. Nel 1886 le acque del fiume furono imbrigliate, all’imbocco dei trafori, per produrre energia elettrica; questo fattore, unito a una generale diminuzione della portata del fiume, ha reso molto meno imponente la cascata rispetto al momento della sua creazione. Nel secondo dopoguerra l’area entrò a far parte del Demanio dello Stato che nel 2002, per porre rimedio allo stato di profondo degrado in cui versava, lo ha affidato al FAI Fondo Ambiente Italiano. Dal 2005 è nuovamente aperto al pubblico, offrendo una visita di grande rilevanza sia dal punto di vista naturalistico che archeologico.

STORIA

Tivoli era l’antica Tibur, una delle città più potenti del Lazio, prima che Roma l’adombrasse con la sua grandezza. Secondo la leggenda, fu fondata da Catillo, comandante della flotta di Evandro, mitico re arcade che, proveniente dalla Grecia, si sarebbe stabilito sul Palatino e si sarebbe schierato con Enea nella sua guerra contro i Rotuli. I dati archeologici la rivelano come un ricco e importante centro fin dall’VIII secolo a.C. Caduta in mano ai Romani nel 338 a.C. , ebbe la cittadinanza romana diventando municipium nell’87 a.C. Godette di una certa floridezza per tuta l’epoca repubblicana e imperiale, diventando sede di numerose ville patrizie, di cui la più celebre è sicuramente quella voluta dall’imperatore Adriano.

Fu precocemente sede vescovile: già nel 366 si ricorda un vescovo Paolo che partecipò all’elezione dell’antipapa Ursino e ben due furono i papi provenienti da questa città: Simplicio (468-483) e Giovanni IX (898-900).

Nel medioevo, a partire dall’XI secolo, divenne un centro autonomo e indipendente, ricco grazie alla sua posizione lungo importanti direttrici di traffico tra Roma, l’Appennino e la costa adriatica, sicuramente il centro più importante dell’entroterra romano. La sua prosperità fece sì che l’insediamento si estendesse al di fuori delle antiche mura, richiedendo la realizzazione di una seconda cerchia che la tradizione attribuisce all’imperatore Federico Barbarossa.

Nel trecento, durante il periodo della cattività avignonese, Tivoli fu al centro delle continue contese tra le più importanti famiglie aristocratiche romane, trovandosi al confine tra i possedimenti delle due famiglie nemiche dei Colonna e degli Orsini. Nel ‘400 i papi ripresero formalmente il possesso della città, il cui segno più evidente è la realizzazione nel 1459 della Rocca Pia, così denominata in onore di papa Pio II. Ma la definitiva perdita dell’indipendenza si ebbe solo nel 1522, quando perse l’autonomia comunale passando sotto l’amministrazione della Camera Apostolica.

Nel 1550 un’importante trasformazione della città si ebbe in conseguenza dei lavori per la realizzazione di Villa d’Este, voluta dal cardinale Ippolito d’Este governatore della città, che Rivoluzionarono completamente il tessuto di una parte dell’abitato. Nello stesso periodo numerosi nuovi palazzi signorili sorsero immediatamente fuori dalle mura più antiche, finendo per trasformare questa parte del paese nel vero cuore pulsante della città, tanto che nel 1587 vi venne trasferita la sede comunale. Il ‘600 e il ‘700 trascorsero confermando una relativa agiatezza di questo centro. Nel 1826 una rovinosa inondazione del fiume Aniene distrusse una parte del nucleo più antico della città, Castrotevere; per evitare che la catastrofe si ripetesse, si decise di scavare un traforo per deviare il corso del fiume, determinando una risistemazione di tutta l’area circostante. Successivamente Tivoli divenne il maggior centro industriale della provincia di Roma, incrementando un’attività manifatturiera che, grazie allo sfruttamento delle abbondanti acque del fiume, era rilevante già nel medioevo. Pesantemente colpita dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, la città è stata ricostruita molto velocemente diventando una moderna cittadina nella quale è comunque sempre leggibile il complesso palinsesto della sua storia millenaria.