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Tuscania

TUSCANIA

Fondata, secondo il mito, da Ascanio, figlio di Enea, Tuscania è un’antichissima città etrusca, posta nel cuore della Tuscia, a metà strada tra il mare e il lago di Bolsena. Circondata da numerose necropoli, possiede anche due monumenti medievali tra i più importanti dell’Italia centrale: la Collegiata di Santa Maria e la Cattedrale di San Pietro, costruite sui resti, ancora in parte visibili dell’antica città romana. L’importanza del suo patrimonio culturale e la qualità della sua accoglienza turistica l’hanno fatta inserire tra le Bandiere Arancioni del Touring Club Italia; da non dimenticare le peculiarità gastronomiche: oltre ai piatti tipici del viterbese, tra cui eccellono quelli a base di cinghiale, agnello e abbacchio, caratteristiche le frittelle di cavolfiore, protagoniste di una sagra nel mese di gennaio.

DA VEDERE

Chiesa di San Pietro. Fondata probabilmente all’inizio dell’VIII secolo, costituisce uno dei primi e più importanti esempi dello stile romanico-lombardo, ampliata e ristrutturata più volte nel corso del tempo. Il nucleo più antico è costituito da parte della navata centrale con il presbiterio, mentre nell’XI secolo sono da collocare le navate laterali, le absidi e la cripta; in epoca ancora successiva la chiesa fu poi allungata verso l’ingresso, realizzando la facciata che può essere datata al XIII secolo. Pressoché abbandonata a partire dal quattrocento, quando rimase con Santa Maria esclusa dal circuito delle mura cittadine, vi venivano celebrate pressoché esclusivamente le cerimonie in onore dei santi protettori di Tuscania: Veriano, Secondiano e Marcelliano. Nella splendida facciata da ammirare l’elegante portale a intarsi marmorei colorati, con nella fascia superiore tondi con simboli zodiacali e stagionali; al di sopra della loggia, splendido rosone inserito tra i simboli dei quattro evangelisti, con ai lati due draghi che inseguono altrettante prede e due bifore circondate da numerosi bassorilievi, alludenti a diverse forme del Male e del Bene. All’interno eccezionale pavimento cosmatesco e resti di un’importante decorazione pittorica frammentaria, tra cui di particolare rarità un Cristo Pantocrator circondato da angeli e apostoli databile all’XI secolo. La cripta, che ingloba muri di epoca romana, è scandita da 16 colonne di reimpiego, databili ad epoca romana e altomedioevale.

Chiesa di Santa Maria Maggiore. Sorta su strutture di epoca romana, è ritenuta la più antica chiesa della città, forse esistente fin dal VI secolo, epoca della più antica attestazione di un vescovo di Tuscania. Assunse le forme attuali nella seconda metà del XII secolo, quando l’originaria chiesetta a navata unica e pianta a croce latina fu ampliata aggiungendo le due navate laterali, aumentandone l’altezza e aggiungendo la torre campanaria. Con il restringimento dell’abitato e il rifacimento delle mura del XV secolo, la chiesa rimase fuori dall’insediamento, ma mantenne le sue funzioni fino al XIX secolo. L’apparato scultoreo che la orna è in parte reimpiegato da monumenti più antichi e in parte realizzato appositamente da maestranze di scuola comasco-lombarda. Di particolare pregio il portale d’ingresso inserito nella facciata, rifatta nel XIII secolo, che comprende figure di animali e mostri, con San Paolo e San Pietro sugli stipiti e la Madonna con il Bambino benedicente sulla lunetta superiore. Al di sopra splendido rosone in marmo e peperino compreso tra i simboli dei quattro evangelisti. All’interno di grande interesse l’antico fonte battesimale ad immersione, databile al XIII secolo, e l’ambone posto sopra l’altare, composto da marmi dell’VIII e del IX secolo. Tra gli affreschi presenti, degno di nota, sulla parete di fondo attorno all’abside, un Giudizio Universale attribuito a Gregorio e Donato di Arezzo, purtroppo gravemente danneggiato dal terremoto del 1971.

Chiesa di Santa Maria delle Rose. Posta all’interno del centro storico, fu una delle più importanti chiese della città, assumendo anche per un certo periodo il ruolo di Cattedrale. L’aspetto attuale è frutto di un ampliamento avvenuto alla fine del XIV secolo di una piccola chiesetta romanica, realizzato in onore della Madonna Liberatrice di Tuscania. La facciata ha le caratteristiche classiche dello stile romanico, con elegante rosone e torre campanaria. L’interno è a tre navate, suddivise da colonne con capitelli decorati e figurati. L’abside è posta dove era una delle porte di accesso della città e conserva un affresco bizantineggiante del XIII secolo raffigurante la Madonna tra S. Pietro e S. Secondiano. Sulle pareti resti di vari altri affreschi, tra cui, su una colonna, un bel San Giovanni Battista e l’Arcangelo, della metà del ‘400. Nella navata destra è presente lo stemma in peperino del capitano di ventura Angelo Tartaglia, che fu signore di Tuscania all’inizio del ‘400.

Fontana delle Sette Cannelle. Posta nella piazzetta che nel tardo medioevo era luogo di mercato, fu inaugurata nel 1309 dal podestà Lorenzo di Guglielmo, come indica un’iscrizione incisa su di essa. L’acqua sgorga da sette mascheroni, proveniente da una fonte che la tradizione ritiene alimentasse un tempo le terme romane.

Santa Maria del Riposo e Museo Archeologico Nazionale. Posto nei locali del convento francescano della Madonna del Riposo, fondato nel 1247 e ristrutturato nel ‘500, il Museo venne inaugurato nel 1988 per accogliere i materiali del vecchio Antiquarium, gravemente danneggiato dal terremoto del 1971, e quelli di più recente rinvenimento nel circondario di Tuscania. Tra i più importanti materiali esposti: i corredi delle tombe delle famiglie Curunas e Vipinana, tra i quali spiccano i rarissimi vasi da banchetto in bronzo e una consistente serie di sarcofagi con sul coperchio la figura distesa del defunto, caratteristici della produzione artistica di questo centro.

All’interno della chiesa annessa al convento, sull’altar maggiore, pregevole polittico di scuola raffaellesca che include una Madonna col Bambino del Pastura (XV secolo); negli altari laterali tre tele di Scalabrino da Pistoia: l’Adorazione dei Pastori, la Visita dei Magi e la Deposizione dalla Croce. Sono presenti anche diversi pregevoli affreschi cinquecenteschi e nell’abside un coro ligneo datato 1534. Un’acquasantiera del XIV secolo posta vicino all’ingresso ricorda le fasi più antiche dell’edificio.

Necropoli della Madonna dell’Olivo – Tomba della Regina. La cosiddetta Tomba della Regina è il più famoso sepolcro dei molti pertinenti all’antica città etrusca di Tuscania. Seppure danneggiata da secoli di profanazioni e crolli, presenta una curiosa pianta irregolare, collegata a una serie di intricati cunicoli e gallerie che le danno l’aspetto di un vero e proprio labirinto scavato nella roccia. Originariamente conteneva oltre 30 sarcofagi e pare che vicino all’ingresso fossero visibili gli scarsi resti di un affresco con una figura femminile, cui si deve il nome della tomba. Nell’area adiacente sono presenti altre tombe, tra cui quella della famiglia dei Curunas che, oltre a 8 sarcofagi, ha restituito anche un ricco corredo di bronzi e ceramiche databili tra il 330 e il 250 a.C., oggi esposte nel locale museo.

Necropoli della Peschiera (Tomba a Dado) e di Pian di Mola (Tomba a Semidado con Portico). Tutta l’area circostante il colle di San Pietro, nel raggio di circa 2-3 km, è interessata dalla presenza di necropoli etrusche, tuttavia difficilmente raggiungibili e/o in proprietà private. Tra le evidenze più importanti e interessanti, una tomba della necropoli in località Peschiera, databile ad età arcaica (VI secolo a.C.) , completamente scavata nella roccia,  dall’eccezionale forma di casa, di cui riproduce l’aspetto sia all’esterno che all’interno. A forma di casa con portico antistante era anche una tomba in località Pian di Mola, recante originariamente anche una ricca decorazione scultorea (secondo venticinquennio VI secolo a.C.).

STORIA

Il colle di San Pietro, oggi fuori dalla cerchia muraria medievale, fu la sede della prima Tuscania, abitata fin dall’età del bronzo (XVII-X secolo a.C.). Purtroppo per il momento non sono stati individuati resti della città etrusca, che tuttavia dovette avere una certa importanza, a giudicare dalle tombe monumentali che sono presenti nel suo immediato circondario. Sottoposta all’influenza delle vicine città di Cerveteri e Tarquinia, ebbe una notevole fioritura in epoca arcaica (VII-VI secolo a.C.), cui seguì una profonda crisi, come la maggioranza dei centri minori dell’Etruria interna, nel V secolo a.C.; tornò poi a prosperare in epoca ellenistica (IV-III secolo a.C.), quando probabilmente fu sotto il diretto controllo di Tarquinia, al culmine della sua potenza. Fu anche un fiorente centro in età romana, posto sulla via Clodia che da Roma raggiungeva Saturnia riprendendo una serie di percorsi di epoca etrusca. Della città romana sono state messi in luce i resti di un impianto termale, tratti di muri di sostruzione e di edifici pubblici nell’area delle basiliche medioevali. Il colle di San Pietro fu quindi abitato con continuità almeno fino al 400 d.C. L’archeologia sembra poi indicare un periodo di abbandono, anche se sicuramente nel frattempo Tuscania divenne sede di diocesi e il suo vescovo partecipò ai Concili del 595 e 649. Nell’VIII secolo il colle venne rioccupato, riprendendo in parte l’antico reticolo viario romano: case in legno si sovrapposero ai resti romani, sostituite, tra IX e X secolo, da abitazioni in muratura. Poco dopo (XI secolo) venne eretta la poderosa Basilica di San Pietro, mentre il borgo viene circondato da mura: la città divenne uno dei centri più importanti del Patrimonio di San Pietro. Nel XIII secolo l’insediamento si espanse progressivamente al di là del suo nucleo originario, estendendosi al vicino colle del Rivellino, che, nel giro di un secolo, divenne il vero centro della città. Tuttavia già nel ‘300, quando assume il nome di Toscanella, la città mostra segni di decadenza: nel 1348 venne raggiunta dalla peste, che si è calcolato uccise 2/3 della popolazione della Tuscia; il colle di San Pietro venne progressivamente abbandonato e all’inizio del ‘400 era ormai adibito solo a pascolo e coltivo. La popolazione era talmente diminuita che durante il pontificato di Martino V (1417-1431)  la cinta muraria venne ristretta, lasciandone così fuori la collegiata di S. Maria Maggiore e la Cattedrale di San Pietro con il palazzo vescovile, cosicché i vescovi preferirono trasferirsi in locali vicini alla Chiesa di Santa Maria della Rosa, che finì per assumere funzioni che sarebbero dovute essere della Cattedrale, e dove i tuscaniesi eressero una cappella dove traslare le reliquie dei santi protettori della città.

Il 7 giugno 1496 venne attaccata e saccheggiata dalle retrovie dell’esercito di Carlo VIII, che risaliva dal Regno di Napoli, forse perché la città rifiutò di fornire loro assistenza e vettovaglie: pare che rimasero negli scontri morirono 700 abitanti, compresi donne e bambini e che centinaia di prigionieri furono portati via dalla città. Toscanella, già in declino, non si riprese più da questa violenta distruzione e rimase a lungo un piccolo centro di provincia di scarsa rilevanza: si consideri che nel ‘700 contava circa 1.500 abitanti contro i 6.000/7.000 stimati nel duecento, momento di maggiore splendore della città. La sua vita trascorse quindi senza avvenimenti degni di nota fino al 12 settembre 1870, quando le truppe italiane al comando del generale Nino Bixio ne cacciarono il presidio pontificio, annettendola, con il resto della Tuscia, al Regno d’Italia.

Nel 1911 gli venne restituito l’antico nome di Tuscania.

Il 6 febbraio 1971 la città fu scossa da un violentissimo terremoto che causò la morte di alcune decine di abitanti e gravi danni al suo patrimonio monumentale, che richiesero un rilevante intervento di restauro.